Le scelte politiche dei siciliani – ultima parte

Puoi leggere qui la prima parte dell’articolo.

Non contenti di aver scelto un personaggio dello spessore di Cuffaro, i siciliani hanno proseguito nel solco lasciato dalle precedenti elezioni e si sono affidati ad un altro personaggio perlomeno equivoco che ha portato l’arte del clientelismo a livelli inenarrabili: il mitologico Raffaele Lombardo.

Espressione dell’autonomismo siciliano, il buon Lombardo ha amministrato la Sicilia come se fosse “cosa sua” e dei suoi sodali, spogliando l’isola di ogni stilla di potenzialità economica e gettandola nel servilismo più becero e nell’assistenzialismo più ottuso. Fino a quando anche lui travolto da diversi procedimenti giudiziari, è costretto a lasciare il potere.

E’ allora che scatta qualcosa nel popolo siciliano. Stanchi di
essere governati da personaggi equivoci ed esponenti di quella mala politica
che ha causato solo disastri, i siciliani hanno finalmente un moto d’orgoglio
ed eleggono alla presidenza della regione un uomo di specchiata onestà, un
paladino dell’antimafia, un uomo che non ha intenzione di piegarsi alle tipiche
logiche politiche-mafiose che hanno imperato fino a quel momento e che ha
dimostrato di farlo come sindaco in un territorio difficile come quello di
Gela: il leggendario Rosario Crocetta.

Peccato però che Crocetta fosse totalmente all’oscuro di come si governa una regione grande, importante e complessa come la Sicilia. La sua inesperienza e la sua totale incapacità (oltre alla sua intolleranza ai compromessi, direbbero alcuni)  hanno portato la regione alla totale paralisi.

Con lui al governo, il meccanismo amministrativo dell’isola
si è inceppato, e per anni la macchina organizzativa della regione ha quasi
smesso di funzionare, con gravi ripercussioni sull’economia dell’isola.

I siciliani sono passati quindi dall’incudine al martello. La ribellione contro le logiche politico-mafiose che hanno dominato per decenni ha causato danni ben peggiori da quelli prodotti dalla mala politica.

Ma i siciliani non si sono arresi. Hanno deciso di
intraprendere il percorso della legalità e dell’onesta degli amministratori e
non hanno intenzione di tornare indietro. Per questo danno fiducia ad un uomo
la cui onestà non è messa in discussione da nessuno e allo stesso tempo anche
le sue capacità amministrative sono di alto spessore come ha dimostrato
governando con efficacia la provincia di Catania: Nello Musumeci.

Veniamo quindi ai giorni nostri: Musumeci rappresenta la sintesi tra legalità ed esperienza, tra onesta e capacità amministrativa. Può e deve essere l’uomo giusto al posto giusto, la scelta migliore che i siciliani potevano fare per scrollarsi di dosso anni di scelte sbagliate legate a logiche clientelari.

Purtroppo però quello a  cui si assiste è ben altro. Il tessuto economico è allo sfascio. La regione Sicilia è preda dei debiti e delle esigue risorse economiche. L’emigrazione sta conoscendo vette ineguagliabili.

La Sicilia sta morendo. E forse allora non è solamente colpa dei siciliani.

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